Home Biotecnologie Ricostruito il tessuto cutaneo partendo da cellule staminali pluripotenti

Ricostruito il tessuto cutaneo partendo da cellule staminali pluripotenti

421
0
Gli strati delle cute

Se coltivati ​​per 4-5 mesi, gli organoidi della pelle generati in modo artificiale da cellule staminali pluripotenti umane possono formare tessuto cutaneo a più strati. Possono inoltre comprendere follicoli piliferi, ghiandole sebacee e circuiti neuronali.

Questi risultati sono stati ottenuti da un gruppo di ricercatori nordamericani e sono stati pubblicati recentemente sulla rivista Nature. Grazie a questa scoperta potrebbe nascere uno strumento efficace per studiare lo sviluppo della pelle umana. Potrebbe inoltre fornire il mezzo per approfondire la conoscenza delle alterazioni patologiche e affinare le tecniche di chirurgia ricostruttiva.

adv

Ricostruito il tessuto cutaneo partendo da cellule staminali: i sistemi di coltura

I sistemi di coltura sono stati a lungo utilizzati per studiare lo sviluppo della pelle umana al di fuori del corpo. Tuttavia, la pelle è un organo complesso, a più strati, coinvolto in diversi processi che vanno dalla regolazione della temperatura e dalla ritenzione di liquidi corporei al rilevamento di tatto e dolore. Considerate le sue complesse funzioni, ricostruire la pelle con le sue strutture associate – come i follicoli piliferi e le ghiandole sebacee – è stata una grande sfida biomedica.

Karl Koehler e colleghi riportano nell’articolo un sistema di coltura in grado di generare organoidi cutanei partendo da cellule staminali pluripotenti umane, attraverso un’attenta ottimizzazione delle condizioni di crescita.

Ricostruito il tessuto cutaneo partendo da cellule staminali: i sistemi di coltura

Dopo un periodo di incubazione di 4-5 mesi, gli organoidi presentavano distinti strati di epidermide e derma, nonché follicoli piliferi con ghiandole sebacee e circuiti nervosi intrecciati. Quando impiantati sulla pelle posteriore dei topi immunocompromessi, sul 55% degli innesti sono spuntati peli di 2-5 mm, a dimostrazione del fatto che gli organoidi sono in grado di integrarsi con l’epidermide di topo e di formare una pelle portatrice di capelli umani.

In un articolo di News & Views di accompagnamento, scritto da Leo Wang e George Cotsarelis, viene precisato che si pongono ancora molte domande, prima che questo approccio terapeutico possa diventare una realtà. Tuttavia, concludono che è lavoro è estremamente promettente per una sua possibile traduzione nella clinica.

Se sei interessato alla dermatologia, leggi l’articolo che parla della realizzazione di un’interfaccia wireless sensibile al tocco, in grado di sovrapporsi delicatamente alla pelle.

 

Articolo precedenteScoperta la più antica struttura monumentale costruita dai Maya
Articolo successivoCoronavirus: gli effetti della pandemia sulle catene di approvvigionamento globali
redazione
La redazione di Newence è composta prevalentemente da collaboratori con competenze maturate in ambito medico, scientifico e tecnologico. Rivedono e discutono in modo critico e analitico i più importanti lavori scientifici pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, fornendo utili spunti di riflessione e aggiornamento per i professionisti della sanità e informazioni affidabili e verificate dedicate al pubblico più vasto.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

diciannove + 3 =