Nei sopravvissuti al cancro infantile, lo screening precoce per cancro al seno può ridurre la mortalità

L’inizio precoce di screening annuale del carcinoma mammario, dai 25 ai 30 anni, con risonanza magnetica mammaria (MRI), con o senza mammografia, potrebbe ridurre la mortalità del carcinoma mammario della metà o più nelle donne sopravvissute al carcinoma infantile precedentemente trattate con radioterapia.

Questi risultati evidenziano l’importanza della risonanza magnetica nel ridurre i decessi per cancro al seno in questa popolazione. Questi risultati sono frutto di uno studio di modellizzazione comparativa, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Cancro infantile e rischio di cancro al seno: sorveglianza annuale

Le donne sopravvissute al carcinoma infantile che sono state trattate con radioterapia al torace hanno di per sé un rischio significativamente maggiore di sviluppare un carcinoma mammario. Per questa ragione, è raccomandata una sorveglianza annuale con mammografia e risonanza magnetica in questa popolazione di donne. Il rapporto tra benefici, costi ed effetti avversi di questa strategia non è mai stato definito con certezza.

I ricercatori dell’Ospedale pediatrico di Boston hanno utilizzato i dati dello Childhood Cancer Survivor Study e due modelli di simulazione del cancro al seno del Collaborative Intervention and Surveillance Modeling Network (CISNET) per stimare i benefici, i danni e il rapporto costo-efficacia delle strategie di screening del cancro al seno nei sopravvissuti al cancro infantile.

Cancro infantile e rischio di cancro al seno: mammografia e risonanza magnetica

Hanno scoperto che rispetto alla mancanza di screening, l’avvio dello screening a 25 anni con la mammografia annuale, con risonanza magnetica, ha evitato il maggior numero di morti (dal 56% al 71%). La risonanza magnetica annuale (senza mammografia) ha evitato dal 56% al 62% dei decessi.

Quando sono stati considerati i costi e la qualità della vita, è stato preferito iniziare lo screening a 30 anni date le soglie di efficacia in termini di costi comunemente citate. Secondo i ricercatori, questi risultati sottolineano l’importanza della risonanza magnetica nello screening. Suggeriscono che l’identificazione di politiche e interventi efficaci per ridurre gli ostacoli allo screening dovrebbe essere una priorità per garantire assistenza completa e coordinata a questi sopravvissuti ad alto rischio.

 

 

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