I pazienti di colore sottoposti a PCI hanno un rischio maggiore di eventi avversi

I pazienti di colore sottoposti a intervento coronarico percutaneo (PCI) hanno un rischio più elevato di andare incontro a esiti avversi maggiori, tra cui la morte, rispetto ai pazienti bianchi. È quanto emerge da uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista JACC: Cardiovascular Interventions.

La ricerca sottolinea gli alti tassi di malattie cardiovascolari e i fattori di rischio nelle minoranze. Inoltre, mette in luce la necessità di ulteriori ricerche sugli esiti delle procedure cardiovascolari in base all’etnia.

Pazienti di colore e rischio cardiovascolare: i fattori di rischio

Sono passati diversi decenni da quando sono state riportate per la prima volta differenze razziali negli esiti cardiovascolari. Le persone di colore hanno costantemente tassi più elevati di fattori di rischio cardiovascolare e risultati avversi rispetto ai bianchi non ispanici. Sia le persone di colore, sia gli ispanici sono stati associati ad un aumentato rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

“Le variabili che possono contribuire ai maggiori rischi cardiovascolari nelle minoranze sono multifattoriali”, ha dichiarato Gregg W. Stone, autore senior dello studio e professore di cardiologia alla Icahn School of Medicine del Mount Sinai a New York. “Le variabili includono fattori di rischio (ad esempio ipertensione, fumo e diabete e differenze nell’indice di massa corporea), differenze nella struttura cardiaca (dimensione delle coronarie e massa ventricolare sinistra) e considerazioni socioeconomiche (accesso ridotto alle cure e/o copertura assicurativa, mancanza di cure preventive, consapevolezza della malattia e istruzione, presentazione ritardata in caso di malattia).”

Pazienti di colore e rischio cardiovascolare: i dati della Cardiovascular Research Foundation

Studi precedenti hanno suggerito che i risultati a breve e lungo termine dopo PCI variano in base all’etnia e non possono essere completamente spiegati dalla presenza di fattori di rischio basali e dalle caratteristiche del trattamento. Altri studi non sono però riusciti a dimostrare un’associazione significativa in questo senso.

Inoltre, i risultati della procedura basati sull’etnia sono stati acquisiti da registri e studi a centro singolo, privi di monitoraggio centrale e aggiudicazione degli eventi. Per questa ragione gli autori di questo nuovo studio hanno cercato di valutare la presenza di disparità razziali nelle caratteristiche cliniche e i risultati della procedura da un ampio database di pazienti.

I ricercatori di questo studio hanno utilizzato i dati della Cardiovascular Research Foundation. Hanno analizzati 10 studi controllati, randomizzati, prospettici, con un totale combinato di 22.638 pazienti, classificati per etnia, sottoposti a PCI.

Vi erano 20.585 (90,9%) pazienti bianchi (gruppo di riferimento), 918 (4,1%) pazienti neri, 404 (1,8%) pazienti asiatici e 473 (2,1%) pazienti ispanici. Altre razze sono state escluse dall’analisi a causa delle piccole dimensioni del campione. Sono state valutate le caratteristiche basali come l’indice di massa corporea e gli esiti della PCI a 30 giorni, un anno e cinque anni. I principali endpoint dello studio sono stati la morte per tutte le cause, l’infarto del miocardio e i principali eventi cardiaci avversi (MACE), definiti come un composito di morte cardiaca, infarto miocardico o rivascolarizzazione della lesione bersaglio.

Pazienti di colore e rischio cardiovascolare: un’associazione indipendente

I risultati dello studio hanno mostrato che nel follow-up quinquennale dopo la procedura, i tassi di MACE erano del 23,9% nei pazienti di colore, rispetto al 18,8% nei pazienti bianchi, al 21,5% nei pazienti ispanici e all’11,2% nei pazienti asiatici.

L’analisi multivariata ha dimostrato un’associazione indipendente tra pazienti di colore e rischio di MACE a cinque anni a seguito di PCI. I pazienti di colore avevano anche tassi di morte più elevati nei follow-up di uno e cinque anni dopo PCI rispetto a qualsiasi altro gruppo.

I risultati dell’analisi hanno mostrato che tra i pazienti sottoposti a PCI, sia i pazienti di colore che quelli ispanici presentavano maggiori fattori di rischio cardiovascolare tra cui diabete, ipertensione e iperlipidemia rispetto ai pazienti bianchi e asiatici.

“Sono intrinsecamente ottimista e spero che la maggiore attenzione della società alle disparità razziali provocata dalle recenti ingiustizie sociali si tradurrà in un miglioramento dell’assistenza sanitaria e dei risultati per le minoranze”, ha affermato Stone. “Ma ciò non accadrà senza sforzi concertati attivi per promuovere il cambiamento e le opportunità, un compito per governo, autorità di regolamentazione, finanziatori, amministratori ospedalieri, medici e tutti gli operatori sanitari.”

Pazienti di colore e rischio cardiovascolare: le limitazioni dello studio

Questo studio ha diverse limitazioni, tra queste il fatto che i pazienti di colore e ispanici sono stati sottorappresentati negli studi, quindi c’è un potenziale per alcuni errori di selezione. Inoltre, non sono stati rilevati fattori socioeconomici, che possono influenzare le differenze nel rischio di esiti avversi dopo PCI. Poiché questo studio includeva disparità razziali nei tre maggiori gruppi minoritari, sono necessari ulteriori studi per rivolgersi ad altri gruppi minoritari ed etnie/sottogruppi.

“Il raggiungimento di proporzioni rappresentative delle minoranze negli studi clinici è essenziale ma si è rivelato impegnativo”, ha affermato Stone. “Dobbiamo garantire che un numero adeguato di ospedali e fornitori che prestano servizio a questi pazienti partecipi a studi multicentrici e che sia necessario sviluppare la fiducia in modo tale che le popolazioni minoritarie abbiano fiducia nell’arruolamento negli studi. La lingua può essere una barriera, che richiede servizi di traduzione e tempi e sforzi aggiuntivi. È utile il coinvolgimento delle famiglie e dei medici di base che hanno una relazione consolidata con i pazienti nelle discussioni sulla sperimentazione clinica … Infine, l’iscrizione di bianchi non ispanici può essere limitata a una certa proporzione del totale per garantire un’adeguata iscrizione di altre gruppi ed etnie“.

 

 

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