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Gli inibitori SGLT-2 e il rischio di chetoacidosi diabetica

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Gli inibitori del sodio-glucosio cotrasportatore-2 (SGLT-2) sembrano essere associati ad un rischio quasi triplicato di chetoacidosi diabetica. Analisi specifiche per molecole suggeriscono un effetto di classe per questi farmaci. Pertanto, si consiglia cautela nella prescrizione degli inibitori SGLT-2 per il diabete di tipo 2. Questi dati arrivano da un recente studio di coorte, multicentrico, pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Il rischio di chetoacidosi diabetica

Gli inibitori SGLT-2 sono una nuova classe di farmaci per il diabete. Studi controllati e randomizzati hanno dimostrato che sono in grado di ridurre il rischio di sviluppare un infarto del miocardio, insufficienza cardiaca e insufficienza renale. Inoltre, riducono la mortalità cardiovascolare e la mortalità potenzialmente per tutte le cause in pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare. Tuttavia, esistono diversi importanti problemi di sicurezza legati al loro utilizzo, incluso un possibile aumento del rischio che si verifichi una chetoacidosi diabetica.

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Gli inibitori dell’SGLT-2 nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e renali

Gli investigatori del Canadian Network for Observational Drug Effect Studies (CNODES) hanno studiato banche dati elettroniche per l’assistenza sanitaria di sette province canadesi e del Regno Unito. Lo scopo è stato quello di valutare se gli inibitori SGLT-2, rispetto agli inibitori di dipeptidil peptidasi-4 (DPP-4), erano associati a un aumento del rischio di chetoacidosi diabetica nei pazienti con diabete di tipo 2.

I risultati della ricerca hanno fornito evidenze attendibili che gli inibitori SGLT-2 sono effettivamente associati ad un aumentato rischio di chetoacidosi diabetica.

Da notare che sono stati osservati maggiori rischi in tutte le analisi specifiche delle molecole. Poiché gli effetti benefici degli inibitori dell’SGLT-2 nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e renali faranno probabilmente aumentare il loro utilizzo nei prossimi anni, gli autori avvertono che i medici dovrebbero essere consapevoli del rischio che si sviluppi una chetoacidosi diabetica come potenziale effetto avverso al trattamento.

 

 

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