Serve un intervento strutturato per perdere peso e ridurre il rischio cardiovascolare

Secondo una nuova ricerca, pubblicata nei giorni scorsi sulla rivista Circulation, i partecipanti a un programma biennale di intervento sullo stile di vita sono stati in grado di abbassare la glicemia e migliorare i livelli di colesterolo. A guidare i soggetti che hanno seguito il programma sono stati un gruppo di istruttori sanitari presso il loro centro di cure primarie.

I ricercatori di questo progetto, il PROmoting Successful Weight Loss in Primary CarE in Louisiana (PROPEL), avevano già riportato una riduzione di peso tra i partecipanti in media del 5%. Hanno sottolineato come i pazienti che hanno perso più peso hanno ottenuto i maggiori miglioramenti nell’ambito dei loro fattori di rischio cardiovascolare.

L’obesità è associata a numerosi gravi rischi cronici per la salute

“I nostri risultati dimostrano che gli interventi sullo stile di vita e i programmi di perdita di peso possono avere successo per le persone in comunità svantaggiate e a basso reddito, se si porta il programma dove si trovano, rimuovendo le barriere alla partecipazione”, ha detto Peter T. Katzmarzyk, della Louisiana State University di Baton Rouge, in Louisiana.

L’obesità è associata a numerosi gravi rischi cronici per la salute, inclusi infarti e ictus. Tra il 2017 e il 2018, i ricercatori hanno stimato che la prevalenza dell’obesità tra gli adulti negli Stati Uniti fosse superiore al 40%. L’insicurezza alimentare e livelli più bassi di istruzione e reddito aumentano il rischio di obesità e le sue complicanze. Gli interventi intensivi sullo stile di vita sono un trattamento efficace per l’obesità, tuttavia, l’accesso a questi programmi è spesso limitato, in particolare nelle comunità a basso reddito.

Lo studio PROPEL ha esaminato l’efficacia di queste azioni quando incorporate nelle cliniche mediche di assistenza primaria.

Lo studio PROPEL è stato condotto tra il 2016 e il 2019 in 18 cliniche della Louisiana che accolgono pazienti a basso reddito. Le cliniche sono state assegnate in modo casuale a fornire cure abituali o a un programma specifico di intervento. Hanno così arruolato più di 800 partecipanti, di età compresa tra i 20 e i 75 anni con obesità, definita da un indice di massa corporea (BMI) maggiore o uguale a 30 kg/m2.

Un programma di intervento ad alta intensità

Il gruppo di soggetti assegnati a ricevere l’assistenza usuale ha ricevuto normali cure primarie e newsletter stampate con consigli sulle abitudini di vita sane. Quelli assegnati al gruppo di intervento hanno ricevuto 24 mesi di un programma di intervento, che comprendeva azioni mirate alla perdita di peso, ad alta intensità, basato sullo stile di vita, fornito da “allenatori” sanitari nella clinica. Il programma consisteva in sessioni settimanali per i primi sei mesi e sessioni mensili per i successivi 18 mesi.

Le linee guida nazionali stabilite dall’American Heart Association del 2013, dall’American College of Cardiology e dalla Task Force per la gestione del sovrappeso e dell’obesità negli adulti sono servite come base per il programma PROPEL.

I punteggi complessivi di rischio cardiometabolico sono migliorati

I risultati dello studio hanno evidenziato come dopo un anno i livelli di glicemia sono diminuiti di quasi 5 mg/dL tra i soggetti del gruppo di intervento, mentre non ci sono stati cambiamenti all’interno del gruppo assegnato alle cure abituali.

Il colesterolo HDL è aumentato sia a 12 che a 24 mesi tra i partecipanti al gruppo di intervento, mentre l’altro gruppo non ha sviluppato cambiamenti significativi.

Infine, i punteggi complessivi di rischio cardiometabolico sono migliorati in modo significativo per i partecipanti al programma di intervento, mentre tra gli altri soggetti sono rimasti invariati.

I ricercatori suggeriscono che l’approccio assistenziale collaborativo del modello PROPEL offre probabilmente un trattamento dell’obesità di maggior successo rispetto al modello esistente presso i Centri Medicare e Medicaid, che si basa esclusivamente sull’intervento del medico di base.

“Un’implementazione più ampia del modello PROPEL potrebbe consentire alle persone in comunità con risorse insufficienti di ricevere cure efficaci e, quindi, contribuire a ridurre la prevalenza dell’obesità e delle relative condizioni di salute e rischi”, ha affermato Katzmarzyk.

Poiché lo studio PROPEL includeva una percentuale significativa di partecipanti di colore, la maggior parte dei quali erano donne, gli autori suggeriscono che sono necessarie ulteriori ricerche per affrontare in modo specifico questo problema tra gli uomini, compresi gli uomini di colore.

 

 

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