Un nuovo modello, con biomarcatori, per calcolare il rischio cardiovascolare in pazienti con cardiopatia coronarica stabile

Poter stratificare il rischio di eventi clinici in pazienti con cardiopatia coronarica stabile è particolarmente importante, al fine di scegliere tra un programma di controlli diagnostici più o meno serrato e, soprattutto, per determinare il livello dell’aggressività terapeutica da impostare nello specifico caso.

Purtroppo però non esistono a tutt’oggi modelli di calcolo del rischio sufficientemente efficienti e precisi. La difficoltà nel svilupparli è prevalentemente dovuta alla necessità di includere nel calcolo le molte variabili fisiologiche e cliniche, tipiche per ciascun paziente, senza però rendere troppo complessa l’analisi dei dati.

Un nuovo tentativo di sviluppare uno strumento efficace per la stratificazione del rischio nei pazienti con cardiopatia coronarica stabile, arriva da un gruppo di ricercatori europei e nordamericani, che hanno cercato di sviluppare un modello basato non solo sulle più classiche variabili cliniche, ma anche sui livelli di alcuni ben noti biomarcatori cardiaci. Per essere inclusi nello studio i pazienti dovevano aver avuto un infarto miocardico, una procedura di rivascolarizzazione, percutanea o chirurgica, o una dimostrazione coronarografica di una malattia multivasale. I biomarcatori considerati sono stati: troponina ad alta sensibilità (TAS), NT-proBNP e GDF-15, PCR ad alta sensibilità, colesterolo LDL, colesterolo HDL, fosfolipasi 2 associata alle lipoproteine, trigliceridi, interleuchina-6 (IL-6), leucociti, filtrazione glomerulare. Il campione di derivazione è stato formato da 13.164 pazienti.

I dati raccolti nei 663 centri partecipanti, localizzati in 39 nazioni, hanno evidenziato come livelli crescenti di TAS e NT-proBNP sono stati fortemente e gradualmente associati con i tassi di tutti i principali eventi cardiovascolari, tra cui morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale e ospedalizzazione per scompenso cardiaco. I livelli di NT-proBNP e TAS hanno dimostrato un valore prognostico più elevato rispetto a qualsiasi variabile clinica e a tutti gli altri biomarcatori considerati.

Tra le altre variabili considerate, quelle che hanno fornito un riscontro significativo nei confronti della prognosi sono state: età, diabete, fumo, arteriopatia periferica, LDL, GDF-15 e IL-6.

Nel modello finale per il calcolo del rischio sono state incluse le seguenti variabili: NT-proBNP, TAS, LDL, età, diabete, fumo, arteriopatia periferica.

Il modello è stato quindi applicato in un campione di validazione che includeva 1.500 pazienti, dimostrando un’elevata capacità discriminatoria (c-index 0.78).

Ciascuna delle sette variabili considerate nel modello fornisce un punteggio compreso tra 0 e 10. La loro somma permette di ottenerne un punteggio complessivo finale e il corrispondente rischio per gli eventi cardiovascolari ad un anno.

L’affidabilità di questo nuovo calcolatore del rischio cardiovascolare andrà certamente confermata da ulteriori studi clinici, ma potrebbe rappresentare in futuro un utile strumento per inquadrare il paziente con cardiopatia coronarica stabile, permettendo una scelta più ponderata sulle misure diagnostiche e terapeutiche da intraprendere.

 

Cover image Journal of the American College of Cardiology

 

Daniel Lindholm, et al. Biomarker-Based Risk Model to Predict Cardiovascular Mortality in Patients With Stable Coronary Disease. J AmColl Cardiol 2017;70:813–26.

 

 

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

18 + 3 =