Gestire gli eventi emorragici in pazienti trattati con anticoagulanti orali: un consensus document dell’American College of Cardiology

Con l’invecchiamento della popolazione si è proporzionalmente esteso il numero di pazienti in cui si sviluppa una fibrillazione atriale. Come conseguenza, in quest’ultimo decennio è incrementata sensibilmente la platea di pazienti che assume anticoagulanti orali, sia i più classici antagonisti della vitamina K, sia i nuovi anticoagulanti diretti.

L’utilizzo di questi farmaci porta però con sé un significativo rischio di eventi emorragici, per i quali è necessaria una stretta sorveglianza e pronte misure per contrastarne gli effetti, in alcuni casi potenzialmente mortali.

In questo senso, la gestione di un evento emorragico, minore o maggiore, richiede non solo un intervento terapeutico mirato alla risoluzione dell’evento, ma una rivalutazione completa dei pazienti nei confronti del loro rischio trombotico.

Per aiutarci a far fronte a questa evenienza, arriva un documento di consenso dell’American College of Cardiology, dedicato appunto alla gestione dei sanguinamenti nei pazienti in trattamento con anticoagulanti orali.

Il documento, pubblicato sul JACC, identifica innanzitutto quali sono gli eventi emorragici da considerarsi “in sede critica”. L’elenco inizia ovviamente con l’emorragia intracranica, per poi proseguire con altre emorragie del sistema nervoso centrale, il tamponamento pericardico, le emorragie delle vie respiratorie, l’emotorace, i sanguinamenti intra-addominali e i sanguinamenti delle estremità, come quelli che possono coinvolgere i muscoli e le articolazioni.

Questa prima distinzione è di fondamentale importanza, perché proprio sulla base di questa classificazione si svilupperanno specifiche strategie di intervento sul paziente.

Nella prima parte di questo documento viene anche classificata la severità del sanguinamento, secondo precisi parametri, e fornita la definizione di sanguinamenti maggiori o non-maggiori. Sono inoltre indicati gli esami bioumorali più utili da eseguire per valutare il livello di anticoagulazione indotto dai farmaci di nuova generazione.

Attraverso uno schema a blocchi è quindi descritto, in modo preciso, quali sono gli interventi più opportuni per la gestione dell’evento emorragico, anche con l’utilizzo del complesso protrombinico a quattro fattori, sia in caso di assunzione di antagonisti della vitamina K, sia per la terapia con anticoagulanti diretti.

Infine, l’articolo si chiude con un’accurata e puntuale descrizione delle modalità raccomandate per una reintroduzione, se possibile, del trattamento anticoagulante.

 

Cover image Journal of the American College of Cardiology

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Gordon F. Tomaselli, et al. 2017 ACC Expert Consensus Decision Pathway on Management of Bleeding in Patients on Oral Anticoagulants. A Report of the American College of Cardiology Task Force on Expert Consensus Decision Pathways. JOURNAL OF THE AMERICAN COLLEGE OF CARDIOLOGY. Pubblicato online 1.12.2017.

 

 

 

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