Rischio di BPCO e fumo: contano più gli anni trascorsi a fumare che il numero di sigarette fumate

 

Il fumo attivo è un importante fattore di rischio per la BPCO, anche se esiste una suscettibilità individuale agli effetti del fumo di tabacco. Questa variabilità potrebbe derivare da fattori sia individuali che ambientali. Il fumo di tabacco induce un’infiammazione specifica e persistente, diversa da quella dell’asma. Altri tre processi accompagnano e interagiscono con l’infiammazione: squilibrio delle proteasi-antiproteasi, degli ossidanti-antiossidanti e meccanismi di riparazione impropria. Questi processi portano rispettivamente a ipersecrezione del muco e alla distruzione della parete alveolare, disfunzione e morte di molecole biologiche, danno alla matrice extracellulare e fibrosi polmonare con ispessimento avventiziale, sottomucoso e del muscolo liscio.

Per valutare l’associazione tra consumo di tabacco e incidenza di BPCO la maggior parte degli studi considera come parametro per quantificare l’esposizione al fumo, una stima del numero di sigarette consumate dal singolo soggetto.  L’indice più utilizzato è solitamente il pack-years, definito come venti sigarette fumate ogni giorno per un anno.

Un recente studio, pubblicato su Thorax, si è posto come ipotesi che le sigarette fumate al giorno e la durata del fumo influenzino in modo diverso l’insorgenza e la gravità della BPCO, tra cui l’ostruzione del flusso aereo, la malattia polmonare strutturale e gli esiti funzionali.

Utilizzando i dati di una grande coorte multicentrica (COPDGene), gli autori hanno così valutato oltre 10.000 soggetti. L’età media al momento dell’arruolamento era di 59,6 anni. Il 53% erano fumatori, il 47% ex fumatori. Il numero pack-years era 44. La durata media del fumo era di 36 anni e la media delle sigarette fumate ogni giorno 24,3.

Per quanto riguarda il grado di ostruzione delle vie aeree, i risultati hanno evidenziato come il rapporto FEV1/FVC era maggiormente correlato alla durata del fumo, rispetto al numero di sigarette al giorno e al pack-years. È stato inoltre dimostrato che, dopo categorizzazione, vi sia un aumento lineare del rapporto FEV1/FVC all’aumentare dei pack-years. Anche la durata del fumo ha espresso una relazione lineare inversa nei confronti del rapporto FEV1/FVC, con una pendenza della retta più ripida rispetto al parametro pack-years. Risultati simili sono stati osservati per il FEV1.

Anche confrontando gli altri indici considerati nello studio, ovvero enfisema valutato alla TAC, capacità funzionale misurata al six-minute walk test e la morbilità respiratoria (St. George’s Respiratory Questionnaire), la durata del fumo ha dimostrato un’associazione più forte con questi parametri, rispetto al pack-years.

I risultati sono quindi concordi: la durata del fumo fornisce stime più consistenti sul rischio di sviluppare una BPCO rispetto al numero di sigarette fumate ogni giorno e all’indice pack-years.

È spesso difficile valutare con precisione il numero di sigarette fumate giornalmente da un individuo, porre invece l’attenzione sulla durata del periodo in cui il soggetto è stato esposto al fumo, fornisce probabilmente un parametro più preciso e confrontabile, evitando errori nella quantificazione dell’esposizione.

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è un’infiammazione cronica delle vie aeree, che coinvolge il parenchima e la vascolarizzazione polmonare. L’impatto della BPCO è in aumento in tutto il mondo in termini di morbilità e mortalità nella popolazione adulta. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2002 la prevalenza della malattia nel mondo era di 11,6 casi su 1.000 fra gli uomini e di 8,77 su 1.000 fra le donne. Queste stime, tuttavia, si riferiscono alla popolazione generale, anche se in realtà la malattia si sviluppa prevalentemente in età avanzata.

Sempre in base ai dati dell’OMS, la BPCO è la quarta causa di morte al mondo. Nel 2002, il Global Burden of Disease Study, condotto sotto il controllo dell’OMS e dalla Banca mondiale, ha stimato che la BPCO ha provocato 2,75 milioni di morti, vale a dire il 4,8% del totale di tutti i decessi. Le ultime stime globali, relative all’anno 2015, indicano numeri in crescita, con 3,2 milioni di morti per BPCO (Leggi l’articolo in altra parte del giornale).

 

 

Thorax: 73 (5)

 

Surya P Bhatt, et al. Smoking duration alone provides stronger risk estimates of chronic obstructive pulmonary disease. Thorax 2018;73:414–421.

 

 

 

 

 

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