Lipoproteina(a), il nuovo bersaglio per ridurre il rischio cardiovascolare

Una recente metanalisi, pubblicata sulla rivista The Lancet, ha evidenziato come nei pazienti trattati con statine, gli elevati livelli basali di lipoproteina(a) hanno una relazione lineare con il rischio di malattia cardiovascolare.

Colesterolo LDL e lipoproteina(a)

Le linee guida internazionali hanno insegnato a considerare i livelli di colesterolo LDL come parametro per la valutazione di una corretta prevenzione cardiovascolare, nei soggetti a rischio che assumono statine.

La lipoproteina(a) è una particella lipoproteica a bassa densità, legata in modo covalente a una glicoproteina denominata apolipoproteina(a), sottoposta a un potente controllo genetico.

I livelli plasmatici di lipoproteina(a) variano fino a 1.000 volte tra gli individui, e 1 su 4 con livelli che aumentano il rischio di malattia cardiovascolare su base aterosclerotica.

Nuove evidenze supportano un ruolo causale della lipoproteina(a) nella malattia cardiovascolare aterosclerotica e nella stenosi della valvola aortica. Gli individui con lipoproteina(a) elevata hanno un rischio elevato di sviluppare nel corso della loro vita una malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Questi dati farebbero pensare quindi che la lipoproteina(a) più che i livelli di colesterolo LDL possa rappresentare il vero marcatore biologico in grado di predire il rischio cardiovascolare. D’altra parte, sono invece scarse e incerte le evidenze in questo senso.

La metanalisi

I ricercatori hanno considerato nell’analisi sette studi randomizzati, controllati con placebo. Gli eventi cardiovascolari considerati sono stati la cardiopatia ischemica, fatale o non fatale, l’ictus o le procedure di rivascolarizzazione. I livelli di rischio per questi eventi sono stati valutati per gruppi predefiniti di concentrazione di lipoproteina(a): da 15 a <30 mg/dL, da 30 a <50 mg/dL e ≥50 mg/dL. Tutti confrontati per un livello corrispondente <15 mg/dL.

I 29.069 pazienti in cui sono state effettuate misurazioni ripetute di lipoproteina(a) avevano un’età media di 62 anni. In questi soggetti, la terapia con statine ha ridotto il colesterolo LDL mediamente di un 39%, senza indurre cambiamenti significativi lipoproteina(a).

Le associazioni tra concentrazioni basali e in corso di trattamento della lipoproteina(a), per il rischio di malattia cardiovascolare, si sono rivelate sostanzialmente lineari, con aumento del rischio a valori di lipoproteina(a) di 30 mg/dL o maggiore per le valutazioni basali e di 50 mg/dL o maggiore per i valori di lipoproteina(a) in corso di trattamento.

Più precisamente, i valori di hazard ratio per la concentrazione di lipoproteina(a) al basale, nei confronti del rischio per livelli <15 mg/dL erano: 1,04 per il livello più basso (da 15 a <30 mg/dL), 1,11 per il livello intermedio (da 30 a <50 mg/dL) e di 1,31 per i livelli più alti (≥50 mg/dL). Gli hazard ratio per i valori di lipoproteina(a) in corso di trattamento sono stati rispettivamente 0,94, 1,06 e 1,43.

L’associazione tra valori di lipoproteina(a) in corso di trattamento e rischio di malattia cardiovascolare era più forte quando si confrontavano i livelli di lipoproteina(a) in placebo e in età più giovane.

Nuovi farmaci per nuovi obbiettivi?

I risultati di questo studio riportano alla ribalta la lipoproteina(a). Ne ripropongono il valore clinico e ci ricordano come la componente genetica del rischio cardiovascolare sia sempre presente ed estremamente rilevante. Al tempo stesso si dimostra chiaramente come le statine poco possono nei confronti di questa componente lipidica.

Queste evidenze suggeriscono la potenziale utilità di trattamenti specifici in grado di ridurre selettivamente o prevalentemente la lipoproteina(a).

Nuovi farmaci in arrivo?

 

Franco Folino

 

Peter Willeit, et al. Baseline and on-statin treatment lipoprotein(a) levels for prediction of cardiovascular events: individual patient-data meta-analysis of statin outcome trials. The Lancet, Published: October 04, 2018.

 

 

 

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