Sindrome coronarica acuta: con un inibitore del PCSK9 (alirocumab) si riduce il rischio di nuovi eventi CV

Un recente studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato come in pazienti con una precedente sindrome coronarica acuta e sottoposti a terapia con statine ad alta intensità, il rischio di nuovi eventi cardiovascolari ischemici era più basso tra quelli che avevano ricevuto alirocumab rispetto a quelli trattati con placebo.

L’alirocumab

L’Alirocumab è un farmaco biotecnologico approvato dall’FDA e dall’ EMA nel 2015. È indicato per diminuire i livelli di colesterolo-LDL negli adulti ipercolesterolemici con forme severe di aterosclerosi, quando la dieta o le statine non siano sufficienti.

Questo farmaco è un anticorpo monoclonale umano, appartenente alla classe degli inibitori della proproteina convertasi subtilisina/kexina tipo 9 (PCSK9). Viene somministrato per iniezione sottocutanea.

Lo studio

Questo nuovo studio ha cercato di valutare se alirocumab era in grado di migliorare gli esiti cardiovascolari dopo una sindrome coronarica acuta in pazienti già sottoposti a terapia con statine ad alta intensità.

La sperimentazione, multicentrica, è stata svolta con un disegno randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo. Ha coinvolto 18.924 pazienti con un livello di colesterolo LDL di almeno 70 mg per decilitro, un livello di colesterolo ​​non ad alta densità di almeno 100 mg per decilitro o un livello di apolipoproteina B di almeno 80 mg per decilitro. Tutti stavano già ricevendo terapia con statine.

La dose di alirocumab è stata aggiustata per raggiungere un livello di colesterolo LDL compreso tra 25 e 50 mg per decilitro. L’endpoint primario era un composito di morte per malattia coronarica, infarto miocardico non fatale, ictus ischemico fatale, o non fatale, o angina instabile che richiedeva il ricovero.

Nel corso di un follow-up mediano di quasi tre anni, l’endpoint si è verificato nel 9,5% dei pazienti in trattamento attivo e nell’11,1% di quelli trattati con placebo.

I decessi sono avvenuti nel 3,5% dei pazienti assegnati al gruppo alirocumab e nel 4,1% di quelli assegnati al gruppo placebo.

Con questo nuovo trattamento il beneficio maggiore è stato ottenuto tra i pazienti che presentavano un livello di colesterolo LDL al basale maggiore o uguale a 100 mg/dl o più.

Le statine non bastano più

I pazienti con sindrome coronarica acuta rappresentano un gruppo di soggetti ad alto rischio cardiovascolare. L’utilizzo di un trattamento ipolipemizzante intensivo, come quello con alirocumab, sembra essere in grado di migliorarne la prognosi.

Da quando gli inibitori del PCSK9 sono entrati in commercio hanno tentati di farsi strada nel trattamento dell’ipercolesterolemia. Limitazioni sulle indicazioni e il loro costo elevato ne hanno però reso ardua una più ampia diffusione.

Questo studio, finanziato da Sanofi e Regeneron Pharmaceuticals, sembra aprire ora la strada a nuove indicazioni per il loro utilizzo, che potrebbero estendere notevolmente la platea dei pazienti che li utilizzano.

Va sottolineato infine come il trattamento con alirocumab sia stato spinto fino ad ottenere una riduzione del colesterolo LDL particolarmente marcata, fino a 25-50mg/dl. Questo potrebbe far pensare che, indipendentemente dal farmaco utilizzato, saremo ben presto chiamati a raggiungere questi livelli per ottenere la migliore protezione dagli eventi cardiovascolari, almeno nei soggetti ad alto rischio.

Del resto, questa tendenza è stata già evidenziata da precedenti studi clinici (leggi articolo in altra parte del giornale).

 

Franco Folino

 

 

Gregory G. Schwartz, et al. Alirocumab and Cardiovascular Outcomes after Acute Coronary Syndrome.

 

 

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