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Un nuovo Expert Consensus dell’ACC sulla gestione dei trattamenti anticoagulanti e antiaggreganti

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copyright American Heart Association

Nelle scorse settimane l’American College of Cardiology ha pubblicato un documento di consenso sulla gestione dei trattamenti anticoagulanti e antiaggreganti per i pazienti con fibrillazione atriale o tromboembolismo venoso. Questo 2020 ACC Expert Consensus Decision Pathway, pubblicato lo scorso dicembre sul JACC, riguarda in particolare i pazienti sottoposti a rivascolarizzazione coronarica percutanea o con una malattia aterosclerotica cardiovascolare.

La scelta del regime antitrombotico ottimale

Circa una persona su quattro svilupperà una fibrillazione atriale durante la vita, il che fa aumentare il rischio di ictus da quattro a cinque volte. Per la maggior parte dei pazienti con fibrillazione atriale, il trattamento con la terapia anticoagulante orale fa ridurre il rischio di ictus significativamente. Come la fibrillazione atriale, il tromboembolismo venoso (TEV), inclusa la trombosi venosa profonda e l’embolia polmonare, ha un’incidenza complessiva elevata stimata in uno o due per 1.000 persone/anno e sono solitamente trattate anch’esse con anticoagulanti orali.

La scelta del regime antitrombotico ottimale per i pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica e concomitante fibrillazione atriale o tromboembolismo venoso che richiedono una terapia anticoagulante e antipiastrinica può essere una sfida per i medici.

Questo Expert Consensus Decision Pathway (ECDP) mira a colmare la lacuna per una guida tanto necessaria sulla terapia antitrombotica per questa popolazione di pazienti.

Questo ECDP evidenzia che i pazienti con fibrillazione atriale o tromboembolismo venoso sottoposti a intervento coronarico percutaneo sono stati solitamente trattati con una terapia anticoagulante e doppia antipiastrinica (DAPT), la cosiddetta “tripla terapia”.

Il supporto per questa pratica proveniva da studi clinici precedenti che suggerivano che un anticoagulante da solo non era un trattamento ottimale per coloro che si sottoponevano a intervento coronarico percutaneo e, allo stesso modo, che la DAPT non era un trattamento ottimale per la fibrillazione atriale o il tromboembolismo venoso.

Mantenere l’efficacia antitrombotica mitigando il rischio di sanguinamento

Tuttavia, la triplice terapia antitrombotica aumenta significativamente il rischio di sanguinamento e il comitato di redazione di questo documento raccomanda di non utilizzarla di routine nella maggior parte dei pazienti. In questo modo l’American College of Cardiology si allinea con quanto espresso nelle linee guida europee pubblicate recentemente (vedi il nostro precedente articolo in altra parte del giornale) sulla gestione del paziente con NSTEMI.

Poiché il sanguinamento maggiore è associato a un rischio di morte fino a cinque volte maggiore a seguito di una sindrome coronarica acuta, il comitato di redazione di questo documento ha ritenuto indispensabile identificare la terapia antitrombotica ottimale per i pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica e concomitante fibrillazione atriale o tromboembolismo venoso che richiedono l’assunzione di un anticoagulante.

L’obiettivo della terapia antitrombotica per questi pazienti è mantenere l’efficacia antitrombotica mitigando il rischio di sanguinamento. Questo ECDP fornisce indicazioni e raccomandazioni per il miglior regime di terapia antitrombotica in questa popolazione di pazienti.

 

 

 

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