Traumi cerebrali ripetuti possono far aumentare il rischio di epilessia

Le lesioni cerebrali traumatiche ripetute possono far aumentare considerevolmente il rischio di sviluppare episodi di epilessia. È quanto riporta un recente studio pubblicato su Occupational & Environmental Medicine, una rivista del gruppo British Medical Journal.

Le lesioni cerebrali traumatiche

Si stima che nel mondo ogni anno circa 69 milioni di persone subiscano una lesione cerebrale traumatica. Molti di questi guariscono senza alcun reliquato, anche a lungo termine, ma una percentuale non indifferente di loro può andare incontro a sequele rilevanti. Studi epidemiologici hanno valutato in oltre tre milioni gli individui che nei soli Stati Uniti vivono con sequele a causa di un trauma cranico.

Inoltre, è importante considerare che le lesioni cerebrali considerate lievi possono comunque provocare effetti significativi a lungo termine sulla salute. In particolare, i traumi cerebrali possono associarsi a deficit funzionali e neurologici persistenti con un aumento del rischio di sviluppare episodi di epilessia. Non era però ancora stato definito in modo chiaro se questo rischio potesse aumentare in modo significativo in caso di traumi ripetuti.

Un registro danese

In questo nuovo studio, un gruppo di ricercatori del National Centre for Register-Based Research, dell’Università di Aarhus, in Danimarca, hanno analizzato i dati di oltre due milioni di individui (2.476.905), nati tra il 1977 e il 2016, raccolti nel Danish National Patient Registry.

I pazienti sono stati successivamente classificati in tre gruppi in base alla diagnosi di trauma cranico: trauma cranico lieve, trauma cranico grave o frattura del cranio. L’età mediana dei soggetti valutati, alla fine del follow-up era di 18,8 anni.

Per stimare l’incidenza cumulativa dell’epilessia nella popolazione senza lesioni cerebrali traumatiche, per ciascun soggetto con lesione cerebrale traumatica sono stati confrontati dieci soggetti di controllo, abbinati per anno di nascita, sesso e data di trauma cerebrale.

Primo e secondo trauma cranico

Durante il periodo di osservazione 167.051 soggetti hanno subito un trauma cranico. Il 12,7% di loro ha poi subito un secondo trauma cranico in un tempo mediano di 2,5 anni.

Nel corso del follow-up 37.200 individui hanno sviluppato episodi di epilessia (17.905 femmine e 19.295 maschi). Rispetto ai soggetti di controllo, privi di lesioni cerebrali traumatiche, il rischio relativo di sviluppare un’epilessia è aumentato di circa il doppio dopo la prima lesione traumatica (HR 2,04) e più di quattro volte dopo una seconda lesione cerebrale traumatica (HR 4,45).

Il rischio è risultato aumentare con la gravità della prima e della seconda lesione traumatica, in particolare dopo gravi lesioni cerebrali traumatiche. Le femmine avevano maggiori probabilità dei maschi di sviluppare l’epilessia dopo un lieve trauma cranico (HR 2,13), mentre i maschi avevano maggiori probabilità delle femmine di sviluppare l’epilessia dopo una grave lesione cerebrale traumatica (HR 5,00).

Il rischio maggiore è stato rilevato dopo due traumi severi, con un aumento di oltre 16 volte rispetto al gruppo di controllo (HR 16,24).

Particolarmente interessante è il fatto che l’aumento del rischio di epilessia è rimasto sostanziale per decenni dopo la lesione cerebrale traumatica. In particolare, il rischio cumulativo a 20 anni di sviluppare episodi di epilessia è risultato del 2,22% dopo un trauma cranico lieve, 2,32% dopo una frattura del cranio e 5,63% dopo un trauma cranico grave, rispetto all’1,27% registrato nei soggetti di controllo.

Traumi ripetuti, lievi o gravi

Questo studio ha il pregio di fornire precise informazioni sul rischio di sviluppare un’epilessia in soggetti dopo trauma cranico. I risultati suggeriscono come traumi ripetuti, lievi o gravi, fanno aumentare il rischio di sviluppare episodi epilettici. Con alcune peculiarità di genere, questo rischio sembra permanere elevato per decenni.

I risultati ottenuti in questa ricerca potrebbero essere stati in parte inficiati dal fatto che alcuni soggetti con trauma cranico lieve possono sfuggire all’osservazione del medico, e da un possibile ritardo nella diagnosi, dal verificarsi del primo attacco alla conferma dell’epilessia. Nel complesso però l’ampia coorte studiata e il lungo follow-up ne fanno una sperimentazione solida.

Gli autori concludono che saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire i meccanismi sottostanti e identificare potenziali interventi in grado di prevenire lo sviluppo dell’epilessia post-traumatica.

 

Franco Folino

 

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