I malati di cancro con infarto miocardico vengono rivascolarizzati meno frequentemente

Il trattamento di emergenza per l’infarto miocardico è efficace anche nei pazienti con cancro, ma molti di loro non lo ricevono. È questo il risultato allarmante di uno studio pubblicato recentemente sulla rivista European Heart Journal – Acute Cardiovascular Care, in occasione della Giornata mondiale del cancro.

Si tratta del primo studio che ha confrontato i tassi di intervento coronarico percutaneo primario (PCI) nei pazienti con infarto miocardico con e senza cancro, al fine di esaminarne l’efficacia comparativa e la sicurezza del trattamento.

La rivascolarizzazione coronarica percutanea primaria

“Questi risultati hanno implicazioni significative per i pazienti con cancro”, ha detto l’autore Dr. Mohamed O. Mohamed della Keele University, Regno Unito. “I risultati dovrebbero spingere i cardiologi a offrire lo stesso intervento fornito a chi non ha il cancro, con la consapevolezza che è altrettanto efficace e sicuro”.

La rivascolarizzazione coronarica percutanea primaria è un trattamento salvavita per i pazienti con infarto miocardico. Implica la dilatazione del vaso con un palloncino e l’inserimento, o meno, di un dilatatore, lo stent, in un’arteria coronarica ostruita. Lo scopo è quello di ripristinare rapidamente e il più velocemente possibile il flusso sanguigno al cuore. Idealmente, la procedura dovrebbe essere eseguita entro due ore per ridurre al minimo i danni al muscolo cardiaco.

“La PCI primaria è lo standard di cura per i pazienti con infarto miocardico, ma ci sono prove aneddotiche che i pazienti con cancro sono sottotrattati”, ha detto il dottor Mohamed. “C’è incertezza sul fatto che i malati di cancro sperimentino benefici simili dalla PCI primaria rispetto a quelli senza cancro – un’area per la quale ci sono poche prove, dal momento che i malati di cancro sono spesso esclusi dagli studi clinici”.

I pazienti con cancro sono stati sottoposti a PCI meno spesso di quelli senza cancro

Lo studio è stato condotto utilizzando il National Inpatient Sample, un database di pazienti ospedalizzati degli Stati Uniti. L’analisi ha incluso più di 1,8 milioni di adulti ammessi tra il 2004 e il 2015 con un infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (STEMI). I pazienti sono stati stratificati in base alla presenza o all’assenza dei cinque tumori più comuni, che sono le forme ematiche, quali leucemia, linfoma e mieloma multiplo, il cancro al seno, al colon, al polmone e alla prostata.

I risultati hanno evidenziato come i pazienti con cancro sono stati sottoposti a PCI meno spesso di quelli senza cancro. I tassi di trattamento nei pazienti con cancro variavano dal 54,2% per il cancro del polmone al 70,6% per il cancro del sangue. Mentre i pazienti senza cancro hanno ricevuto il trattamento nell’82,3% dei casi.

Per valutare l’efficacia del trattamento, i ricercatori hanno esaminato la presenza di tutte le cause di

morte, ictus o complicazioni cardiache durante il ricovero ospedaliero. Per valutare la sicurezza, hanno esaminato i tassi di sanguinamento maggiore durante la degenza ospedaliera.

Le probabilità di sanguinamento

I ricercatori hanno scoperto che l’efficacia della PCI primaria nei gruppi di pazienti con cancro era almeno uguale, o in alcuni casi maggiore, rispetto al gruppo senza cancro.

Tra i pazienti sottoposti a PCI primaria, la probabilità di sanguinamento maggiore era superiore in quelli con cancro rispetto a quelli senza. Tuttavia, tra quelli con cancro, non vi era alcuna differenza nel sanguinamento maggiore tra coloro che hanno ricevuto una PCI primaria e quelli che non erano stati sottoposti al trattamento, indicando che l’intervento non era associato a un aumento del rischio di sanguinamento.

“I risultati indicano che i pazienti con infarto miocardico dovrebbero ricevere una PCI primaria indipendentemente dal fatto che abbiano o meno il cancro”, ha detto il dottor Mohamed. “Alcuni pazienti con cancro sono ad alto rischio di sanguinamento ed è stato rassicurante che l’intervento non ha comportato un aumento del rischio di eventi di sanguinamento”.

Ha osservato che dopo PCI, i pazienti ricevono farmaci antipiastrinici e la durata dipende dal tipo di stent impiantato. “Date le preoccupazioni sul sanguinamento in alcuni pazienti con cancro, sono necessari più dati sugli stent più appropriati e sulla durata del trattamento con antipiastrinici”, ha detto. “Il nostro studio ha valutato i risultati in ospedale, che sono punti di riferimento importanti, ma è necessario un follow-up a lungo termine in questa popolazione ad alto rischio e ancora poco studiata”.

 

 

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