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COVID-19: più la malattia è grave, più si rischiano successivi problemi di salute

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Una maggiore gravità della malattia COVID-19 si correla a un aumento del rischio di complicanze a lungo termine e a un maggiore utilizzo delle risorse sanitarie. A suggerirlo è un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature.

La ricerca, che fornisce una descrizione dettagliata dei sintomi sperimentati fino a sei mesi dalla malattia, da oltre 87.000 utenti della Veterans Health Administration negli Stati Uniti. I dati riguardano soggetti che si sono ripresi dalla fase acuta di COVID-19 e potrebbero aiutare nello sviluppo di strategie di cura e pianificazione del sistema sanitario.

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Un crescente gradiente di rischio

I sintomi acuti di COVID-19 sono ben caratterizzati, ma si sa meno sulle complicanze a lungo termine dell’infezione da SARS-CoV-2. In questo nuovo studio, Ziyad Al-Aly e colleghi hanno utilizzato i dati dei database sanitari del Dipartimento degli affari dei veterani degli Stati Uniti per esaminare diagnosi, uso di farmaci e risultati dei test di laboratorio di 73.435 individui non ospedalizzati e 13.654 ricoverati fino a 6 mesi dopo la guarigione.

Gli autori hanno confrontato i risultati dei pazienti con COVID-19 che non erano ricoverati, ospedalizzati o ricoverati in ospedale e ammessi in terapia intensiva e hanno riscontrato un crescente gradiente di rischio: coloro che avevano sperimentato le forme più gravi della malattia erano a maggior rischio di ulteriori problemi di salute in una fase successiva.

Inoltre, dopo i primi 30 giorni di malattia, è stato riscontrato che tutti gli individui con COVID-19 avevano un rischio di morte più elevato ed erano più propensi a richiedere assistenza medica per problemi aggiuntivi, rispetto a quasi 5 milioni di utenti del sistema Veterans Health Administration che non avevano avuto COVID-19 e non erano stati ricoverati in ospedale.

Le condizioni associate includevano malattie respiratorie, disturbi del sistema nervoso, problemi di salute mentale, disturbi metabolici e cardiovascolari, malessere, affaticamento, dolore muscoloscheletrico e anemia. Gli individui che avevano manifestato sintomi a lungo termine hanno mostrato inoltre un maggiore uso di vari farmaci, inclusi antidepressivi, ansiolitici e farmaci per il dolore.

Gli autori fanno notare che, sebbene il loro studio identifichi le condizioni che i pazienti hanno sviluppato in seguito a COVID-19, non possono determinare se queste riflettano un effetto diretto o indiretto della malattia.

 

 

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