I farmaci per l’insonnia non migliorano la qualità del sonno nelle donne

L’uso a lungo termine di farmaci prescritti per l’insonnia non sembra migliorare la qualità del sonno nelle donne di mezza età. È quanto suggerisce una recente ricerca, pubblicata sulla rivista online British Medical Journal Open.

I risultati dello studio hanno evidenziato che non c’erano differenze nella qualità o nella durata del sonno tra coloro che avevano o meno assunto questi farmaci per 1 o 2 anni.

I farmaci per il trattamento dell’insonnia

I disturbi del sonno sono molto comuni nella popolazione. Sono caratterizzati da una difficoltà ad addormentarsi o a rimanere addormentati, oppure a risvegli precoci. Si stima che 9 milioni di adulti solo negli Stati Uniti affermino di assumere medicinali per cercare di dormire bene la notte.

Una cattiva qualità del sonno è associata a problemi di salute, tra cui diabete, ipertensione, dolore e depressione.

Per il trattamento dell’insonnia vengono prescritti differenti farmaci. Questi includono benzodiazepine, farmaci Z che includono zolpidem, zaleplon ed eszopiclone, così come altri agenti destinati principalmente ad altre condizioni, come l’ansia e la depressione.

I dati degli studi clinici indicano che molti di questi farmaci funzionano a breve termine, solitamente fino a 6 mesi, ma l’insonnia può essere cronica e molte persone assumono questi farmaci più a lungo.

In questo nuovo studio i ricercatori hanno valutato l’efficacia dei farmaci utilizzati per affrontare l’insonnia a lungo termine in un gruppo etnicamente diversificato di donne di mezza età che avevano sviluppato disturbi del sonno.

Le donne facevano tutte parte dello Study of Women’s Health Across the Nation (SWAN), uno studio multicentrico a lungo termine che esamina i cambiamenti biologici e psicosociali che si verificano durante la menopausa. L’età media delle donne era di 49,5 anni e circa la metà erano bianche.

I disturbi del sonno sono stati definiti come difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti e svegliarsi presto e valutati su una scala a 5 punti, che vanno da nessuna difficoltà in qualsiasi notte (1) a difficoltà in 5 o più notti della settimana (5), durante una media di 21 anni di monitoraggio.

I disturbi del sonno, misurati sulla scala di valutazione, sono stati confrontati tra coloro che assumevano e non assumevano farmaci per migliorare il sonno dopo 1 e 2 anni.

Difficoltà ad addormentarsi

Circa 238 donne che hanno iniziato a usare farmaci per affrontare l’insonnia durante il periodo di monitoraggio sono state abbinate a 447 donne che non hanno assunto questi farmaci. Entrambi i gruppi di donne hanno riportato difficoltà ad addormentarsi 1 notte su 3, svegliarsi frequentemente 2 notti su 3 e svegliarsi presto 1 notte su 3 alla settimana. Più del 70% delle donne in entrambi i gruppi ha riportato disturbi del sonno almeno 3 volte a settimana.

Lo studio ha evidenziato che le valutazioni dei disturbi del sonno erano simili tra i due gruppi di donne. Coloro che assumevano farmaci per i loro problemi di sonno avevano punteggi medi per difficoltà ad addormentarsi, svegliarsi frequentemente e svegliarsi presto rispettivamente di 2,7, 3,8 e 2,8. Ciò si confronta con valutazioni equivalenti di 2,6, 3,7 e 2,7, rispettivamente, per coloro che non assumevano farmaci per dormire bene la notte.

Dopo 1 anno, le valutazioni medie tra coloro che assumevano le medicine erano rispettivamente di 2,6, 3,6 e 2,8. I punteggi medi equivalenti tra coloro che non usano farmaci per i loro problemi di sonno erano rispettivamente 2,3, 3,5 e 2,5.

Nessuno dei cambiamenti a 1 anno erano statisticamente significativi né differivano tra i due gruppi. E dopo 2 anni non ci sono state riduzioni statisticamente significative dei disturbi del sonno tra coloro che assumevano o meno farmaci.

L’influenza di fumo e alcol

Questo è uno studio osservazionale e, come tale, non è possibile stabilire la causa di quanto rilevato, ma solo la correlazione. Inoltre, circa la metà delle donne erano fumatrici o ex fumatrici e una su cinque consumava alcol in modo moderato-intenso. Due fattori che possono influenzare in modo significativo la qualità del sonno.

Inoltre, le informazioni sui farmaci utilizzati sono state raccolte solo durante le visite di studio annuali o biennali e potrebbero esserci stati periodi intermittenti o di non utilizzo tra le visite. Nel corso dello studio non sono state fatte misurazioni oggettive della qualità del sonno.

I ricercatori, tuttavia, concludono: “I disturbi del sonno sono comuni e hanno una prevalenza in aumento. L’uso di farmaci per il sonno è cresciuto e vengono spesso utilizzati per un lungo periodo, nonostante la relativa mancanza di prove di efficacia.”

Aggiungono che questi farmaci possono funzionare bene in alcune persone con disturbi del sonno per diversi anni, ma i risultati di questo studio dovrebbero far riflettere i medici che prescrivono e i pazienti che pensano di assumere farmaci per i disturbi del sonno.

 

 

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