Home Cardiologia Trombosi venosa: l’uso prolungato degli anticoagulanti si associa a un notevole rischio...

Trombosi venosa: l’uso prolungato degli anticoagulanti si associa a un notevole rischio di sanguinamento

276
0
Depiction of a blood clot forming inside a blood vessel. 3D illustration

L’uso prolungato della terapia anticoagulante, per più di 3-6 mesi, dopo un primo episodio trombotico non provocato o inspiegabile è associato a un notevole rischio di sanguinamento, specialmente per i pazienti più anziani, più malati o con una storia di sanguinamento. Questi dati, frutto di uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine, sono importanti per aiutare medici e pazienti a prendere decisioni informate sulla terapia anticoagulante a lungo termine.

Il rischio di un sanguinamento maggiore

Sebbene alcuni pazienti che sviluppano una tromboembolia venosa possano avere chiari fattori di rischio, alcuni di questi eventi sono considerati non provocati, non vi è quindi una chiara spiegazione del motivo per cui si è formato il coagulo. In questi casi, le linee guida raccomandano il trattamento con anticoagulanti per almeno 3 mesi. Le decisioni su cicli più lunghi devono considerare il potenziale rischio di sviluppare altri eventi trombotici, rispetto al rischio di un evento di sanguinamento maggiore dovuto all’impiego di farmaci anticoagulanti.

adv

Ricercatori dell’Università di Ottawa e dell’ospedale di Ottawa, nell’Ontario, in Canada, hanno esaminato 27 studi con dati su 17.202 pazienti che hanno avuto un primo evento tromboembolico venoso non provocato. Lo scopo è stato quello di determinare l’incidenza di emorragie maggiori durante il periodo di trattamento con anticoagulanti, prolungato fino a 5 anni in questa popolazione di pazienti. Hanno anche analizzato se ci fossero differenze negli eventi di sanguinamento in base all’età, al sesso, al sito del coagulo, alla funzione renale, alla storia di sanguinamento, all’uso di altre terapie, al livello di anemia o al disegno dello studio.

I ricercatori hanno scoperto che per ogni 1.000 persone che usano antagonisti della vitamina K, come il warfarin, per un anno, 17 persone avranno un grave evento di sanguinamento. Per ogni 1.000 persone che usano anticoagulanti orali diretti (DOAC), come rivaroxaban, 11 avranno un evento di sanguinamento maggiore. Le persone che hanno più di 65 anni, hanno malattie renali, hanno una storia di sanguinamento, stanno usando una terapia antipiastrinica o hanno un’anemia hanno maggiori probabilità di avere un sanguinamento. Il rischio di morte per emorragia maggiore con l’anticoagulazione continuata dopo 10 anni sarebbe superiore al 2,4%.

 

 

Articolo precedenteL’eradicazione globale di COVID-19 è probabilmente fattibile
Articolo successivoVaccinazione COVID-19 e trombosi venosa cerebrale: un’evenienza molto rara
redazione
La redazione di Newence è composta prevalentemente da collaboratori con competenze maturate in ambito medico, scientifico e tecnologico. Rivedono e discutono in modo critico e analitico i più importanti lavori scientifici pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, fornendo utili spunti di riflessione e aggiornamento per i professionisti della sanità e informazioni affidabili e verificate dedicate al pubblico più vasto.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

sette − 4 =