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COVID-19: idrossiclorochina e clorochina non riducono la mortalità

Idrossiclorochina e clorochina sono stati tra i primi farmaci utilizzati in modo empirico per il trattamento di COVID-19. In contemporanea sono iniziate sperimentazioni per valutare in modo oggettivo gli effetti di queste molecole. Alcune limitate sperimentazioni avevano prodotto risultati incerti, mentre un più ampio trial randomizzato e controllato ha fornito risultati deludenti riguardo l’efficacia di questi farmaci.

Un nuovo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, sembra ora togliere ogni dubbio, dimostrando che la somministrazione di idrossiclorochina in pazienti ricoverati con Covid-19, non riduce la mortalità a 28 giorni.

Idrossiclorochina e clorochina: una lunga storia

La clorochina (CQ) è usata comunemente per prevenire e curare malaria e l’amebiasi, mentre l’idrossiclorochina (HCQ), un metabolita meno tossico della clorochina, è usata per trattare le malattie autoimmunitarie, come il lupus eritematoso sistemico, l’artrite reumatoide e la sindrome di Sjogren.

Già in passato era stata segnalata un’attività antivirale di CQ attraverso esperimenti in vitro, dimostrando che erano in grado di inibire la crescita di una varietà di virus, tra cui i coronavirus SARS-CoV-1 e SARS-CoV-2.

L’esatto meccanismo alla base dell’azione antivirale di questi due farmaci non è mi stato definito con certezza, ma è stato dimostrato che aumentano il pH degli endosomi che il utilizza il virus per l’ingresso nelle cellule, distruggendoli.

Oltre agli effetti sul pH cellulare, la CQ può influenzare la replicazione virale inibendo l’espressione genica virale. Le due molecole sono infatti in grado di interferire con la glicosilazione dell’enzima di conversione dell’angiotensina 2, che è il recettore cellulare dove va a legarsi il virus SARSCoV, e dei gangliosidi associati.

L’iniziale entusiasmo nell’utilizzo di questi due farmaci è stato anche dovuto al fatto che sono ampiamente disponibili, poco costosi e un buon profilo di sicurezza.

Idrossiclorochina nel COVID-19: lo studio

In questo nuovo studio, randomizzato e controllato, in aperto, sono stati valutati pazienti ospedalizzati con Covid-19, destinandoli a due gruppi di trattamento: idrossiclorochina o cure abituali. La numerosità del campione, non bilanciato, è stata rispettivamente di 1.561 e 3.155 pazienti.

L’endpoint primario dello studio era la mortalità a 28 giorni.

L’età media dei pazienti era di 65 anni e in prevalenza erano maschi (61% e 63% rispettivamente). Circa il 60% di loro riceveva solo ossigeno, mentre la ventilazione invasiva era stata adottata nel 17% dei casi.

Idrossiclorochina nel COVID-19: mortalità non modificata

L’evidente mancanza di efficacia nei confronti dell’endpoint dello studio ha portato ad una chiusura anticipata dell’arruolamento.

La mortalità a 28 giorni si è verificata nel 27% dei pazienti in trattamento attivo e nel 25% di quelli assegnati alle cure usuali (P = 0,15). I pazienti nel gruppo idrossiclorochina hanno avuto una durata di ricovero più lunga rispetto a quelli del gruppo di controllo, con durate mediane di 16 e 13 giorni rispettivamente. Inoltre, avevano una probabilità inferiore di essere dimessi vivi a 28 giorni (59,6% contro 62,9%).

Considerando i pazienti che non erano sottoposti a ventilazione meccanica invasiva, l’endpoint secondario composito di ventilazione meccanica invasiva o morte si è verificato con maggior frequenza nel gruppo in trattamento attivo (risk ratio, 1,14).

Per quanto riguarda la sicurezza del trattamento, gli autori segnalano un piccolo eccesso numerico di morti cardiache tra i pazienti che avevano assunto idrossiclorochina, ma nessuna differenza nell’incidenza di nuove aritmie cardiache maggiori.

Idrossiclorochina e clorochina: un capitolo chiuso

Proprio mentre un recente studio sembra sancire la piena efficacia di un farmaco antivirale come remdesivir nel trattamento di COVID-19 (leggi l’articolo in altra parte del giornale), questa ricerca sull’idrossiclorochina sembrerebbe porre fine in modo definitivo ad ogni speranza di utilizzo del farmaco.

Idrossiclorochina non ha ridotto la mortalità a 28 giorni, nei confronti delle cure usuali, evidenziando una chiara inefficacia in questo senso.

Gli autori precisano però che questi risultati indicano come l’idrossiclorochina non sia un trattamento efficace per i pazienti ospedalizzati con Covid-19, ma non riguarda il suo utilizzo come profilassi o nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 meno grave. Viene così lasciato uno spiraglio ad un suo possibile utilizzo, peraltro totalmente da dimostrare, in un altro setting clinico.

In questo rapido susseguirsi di sperimentazioni che cercano di far luce sui trattamenti realmente efficaci nella cura di COVID-19, tutte le raccomandazioni fornite dalle linee guida finora pubblicate andranno via via aggiornandosi.

 

Franco Folino

 

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