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Un nuovo metodo per la diagnosi non invasiva dei disordini dello spettro della placenta accreta

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Nelle scorse settimane la rivista Nature Communications ha presentato un articolo che illustra un nuovo metodo per la diagnosi precoce e non invasiva dei disturbi dello spettro della placenta accreta. I risultati possono aiutare la diagnosi precoce di questi disturbi, che possono portare a morti materne durante il parto.

Quando la placenta cresce troppo in profondità

I disordini dello spettro della placenta accreta (PAS), tra cui la placenta accreta, la placenta increta e la placenta percreta, si verificano quando la placenta cresce troppo in profondità nella parete dell’utero durante la gravidanza e quindi non riesce a staccarsi dopo il parto. Ciò può causare gravi emorragie, che in alcuni casi possono portare alla morte della madre. I metodi attuali per rilevare queste condizioni, sebbene efficaci, non sono sempre conclusivi o disponibili in ambienti con risorse limitate.

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Hsian-Rong Tseng, Yazhen Zhu e colleghi hanno ottimizzato i loro chip NanoVelcro precedentemente sviluppati, che contengono sottili nanofili di silicio rivestiti, con anticorpi che rilevano i trofoblasti circolanti, cellule che compongono la placenta. Queste cellule si diffondono, come cellule singole o raggruppate, nella circolazione sanguigna materna mentre la placenta si sta sviluppando e un aumento della loro presenza potrebbe indicare lo sviluppo di PAS.

Gli autori hanno testato il sangue di 168 donne in gravidanza a cui era stata precedentemente diagnosticata la PAS, una placenta previa (una condizione in cui la placenta copre la cervice) o presentavano una placenta normale.

Hanno scoperto che i conteggi di trofoblasti circolanti singoli e raggruppati erano più alti nel gruppo con PAS rispetto agli altri due gruppi. Inoltre, hanno scoperto che il numero di trofoblasti circolanti singoli e raggruppati può aiutare a distinguere la PAS dalla placenta previa e dalla placenta normale, all’inizio della gestazione.

Gli autori fanno notare che sono necessarie ulteriori ricerche in campioni più grandi, ma questo metodo potrebbe, in futuro, integrare le tecniche attuali per migliorare l’accuratezza diagnostica per i disturbi dello spettro della placenta accreta all’inizio della gestazione.

 

 

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