Home Epatologia Eliminare l’epatite C a livello globale si può, ma servono maggiori investimenti

Eliminare l’epatite C a livello globale si può, ma servono maggiori investimenti

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Un pacchetto completo di interventi di prevenzione, screening e trattamento potrebbe prevenire 15,1 milioni di nuove infezioni da epatite C e 1,5 milioni di morti per tumore e cancro del fegato entro il 2030. Questo varrebbe a dire una riduzione dell’80% dell’incidenza e ad una riduzione del 60% dei decessi rispetto al 2015. Questi dati riassumono il quadro prospettato da uno studio, pubblicato su The Lancet che ha modellato gli interventi sull’epatite C a livello globale.

Le stime suggeriscono che questi interventi raggiungerebbero gli obiettivi di stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per ridurre il numero di nuove infezioni da epatite C dell’80%, ma per poco non raggiungerebbero l’obiettivo di ridurre la mortalità del 65%.

Un sensibile progresso

“Anche se per poco non raggiunge gli obiettivi dell’OMS per il 2030, l’impatto che le nostre stime suggeriscono sarebbe un enorme passo avanti”, afferma il professor Alastair Heffernan, Imperial College London, Regno Unito, che ha guidato la ricerca. “Eliminare il virus dell’epatite C è un obiettivo estremamente impegnativo che richiede migliori interventi di prevenzione e screening, in particolare in paesi ad alto carico come la Cina, l’India e il Pakistan.

In tutto il mondo, queste opzioni sono attualmente ben al di sotto dei livelli che stimiamo siano necessari per avere un impatto significativo sull’epidemia. Se vogliamo raggiungere questi obiettivi, saranno necessarie ricerche su come migliorarlo in tutti i contesti, nonché maggiori finanziamenti”.

Il virus dell’epatite C

Globalmente, si stima che 71 milioni di individui siano cronicamente infetti dal virus dell’epatite C e il 10-20% svilupperà complicanze epatiche tra cui la cirrosi e il cancro, responsabili di oltre 475.000 morti nel 2015. Negli ultimi anni, il numero di morti da l’infezione da epatite virale è aumentata.

La trasmissione è più comunemente associata a trasfusioni di sangue, iniezioni non sanitarie non sicure e all’uso di droghe iniettabili. Le prime due cause di infezione sono diminuite a livello globale, ma rimangono un problema nei paesi a basso reddito. Tuttavia, l’infezione da uso di droghe iniettabili è la causa principale nei paesi in cui tutte le altre cause sono state in gran parte eliminate.

Nel 2014 sono stati sviluppati antivirali ad azione diretta, che forniscono tassi di cura notevolmente migliori insieme a ridotti effetti collaterali e a una durata del trattamento più breve. Questo significa che più pazienti possono completare con successo il trattamento rispetto a prima.

La riduzione della mortalità

Di conseguenza, nel 2016 tutti i 194 stati membri dell’OMS si sono impegnati a eliminare l’epatite virale come minaccia per la salute pubblica. Tra questi obiettivi figurano la riduzione della mortalità del 65% e la riduzione di nuove infezioni dell’80% entro il 2030, rispetto ai tassi del 2015. Ciò deve essere ottenuto prevenendo la trasmissione, espandendo i test e aumentando il trattamento con gli antivirali ad azione diretta per quelli già infetti.

L’epidemia globale di epatite C

Nel nuovo studio, gli autori hanno creato un modello dell’epidemia globale di epatite C in 190 paesi utilizzando i dati sulla demografia, l’uso di droghe, i programmi di trattamento e prevenzione attuali, i trend storici, i tassi di prevalenza e di mortalità. Hanno così stimato gli effetti di quattro interventi: implementazione di misure complete di sicurezza del sangue e di controllo delle infezioni; espansione dei servizi di riduzione del danno per le persone che fanno uso di droghe; fornitura di cure per tutte le persone non appena vengono diagnosticate infezioni da epatite C; espansione del test dell’epatite C.

Se le cose continueranno così come sono, il numero stimato di persone che vivono con l’infezione da epatite C diminuirà gradualmente fino a 58 milioni nel 2050, ma potrebbe aumentare entro la fine del secolo. Se il trattamento con antivirali ad azione diretta non verrà migliorato, i risultati potrebbero essere anche peggiori con mortalità considerevolmente più alta e nuove infezioni.

Impedire nuove infezioni

È stata stimata l’implementazione di misure complete di sicurezza del sangue e di controllo delle infezioni, per ridurre il numero di nuove infezioni nel 2030 del 58%, rispetto allo stato attuale. Inoltre, l’estensione delle misure di riduzione del danno al 40% delle persone che iniettano droghe potrebbe ridurre il numero di nuove infezioni di ulteriori 7 punti percentuali. Insieme, ciò impedirebbe 14,1 milioni di nuove infezioni entro il 2030, ma queste riduzioni non si tradurranno immediatamente in una mortalità ridotta.

Per ridurre in modo sostanziale i futuri tassi di mortalità, sarà essenziale ampliare l’accesso agli antivirali ad azione diretta. Sostituire i trattamenti più vecchi in tutti i paesi e offrire questi a tutti i pazienti al momento della diagnosi potrebbe prevenire 640.000 decessi per cancro al fegato e cirrosi entro il 2030.

La combinazione di tutti e tre gli interventi e l’aggiunta di screening in modo che il 90% delle persone affette da epatite C siano diagnosticate e sottoposte a trattamento entro il 2030, comporterebbe le maggiori riduzioni. Si eviterebbero così 15,1 milioni di nuove infezioni da epatite C e 1,5 milioni di morti per cancro al fegato a livello globale nel 2030.

Un piccolo numero di paesi con tante infezioni

Gli autori sottolineano che la riduzione del carico globale dell’epatite C dipende dai progressi compiuti in pochi paesi. Infezioni e decessi evitati, dopo l’attuazione del pacchetto completo di interventi, sono concentrati in un piccolo numero di paesi, in particolare Cina, India, Pakistan ed Egitto, che sono i paesi che contribuiscono maggiormente alle nuove infezioni previste entro il 2030.

“Il raggiungimento di tali riduzioni richiede un massiccio programma di screening e richiede un rapido aumento dei nuovi corsi di trattamento a breve termine. Ovvero 51,8 milioni di cicli di antivirali ad azione diretta entro il 2030. Nei 20 anni successivi, invece, il numero totale richiesto è un molto più modesto: 12 milioni di cicli.”, aggiunge il professor Tim Hallett, Imperial College London, UK.

Il costo delle misure

Gli autori affermano che gli sforzi per eliminare l’epatite C comporteranno notevoli sfide e costi pratici, raggiungendo una cifra di miliardi di dollari USA entro il 2030, per una strategia completa contro l’epatite virale. Tuttavia, molti paesi hanno fatto progressi sostanziali nonostante ciò. Con l’introduzione di innovative strategie di screening in Egitto, 700.000 persone sono state trattate con antivirali ad azione diretta nel 2016. L’Australia sta negoziando un modello basato sul volume per gli antivirali ad azione diretta.

Il commento editoriale

Scrivendo in un commento collegato, il Dr Stefan Wiktor, Università di Washington, USA, afferma: “Il concetto di eliminazione dell’epatite sta prendendo piede con l’adozione della strategia OMS. Pertanto, è incoraggiante che l’analisi di Heffernan e colleghi dimostri che questo concetto è realizzabile. Tuttavia, la loro analisi indica anche che la strada verso l’eliminazione sarà difficile. La necessaria espansione dei servizi per l’epatite richiederà volontà politica e sostanziali nuovi investimenti dai bilanci nazionali e dalle fonti di finanziamento globali.

Gli autori non affrontano il costo dell’eliminazione, ma l’OMS ritiene che l’implementazione della sua strategia costerebbe 11,9 miliardi di dollari per il periodo 2016-21. Identificare queste risorse sarà particolarmente difficile in un momento in cui si riducono gli investimenti nella salute globale e si sposta l’attenzione verso una copertura sanitaria universale piuttosto che su programmi specifici per la malattia”.

 

 

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